Indice dei contenuti
- 1 Ronda.
- 2 Plaza del Socorro
- 3 Plaza Duquesa de Parcent
- 4 Casa del Gigante
- 5 Convento de Santa Isabel de los Ángeles (Clarisas)
- 6 Calle Espinel
- 7 Plaza de Toros e Museo Taurino
- 8 Alameda del Tajo e il Mirador di Ronda
- 9 Puente Nuevo
- 10 Casa y mina del Rey Moro
- 11 I Bagni Arabi
- 12 Palazzo del Marchese di Salvatierra
- 13 Mura esterne di Ronda
- 14 Antigua Casa de Guardia
La nostra giornata inizia presto per poter raggiungere Ronda e girarla con calma.
Da Málaga sono circa 100 km. Il tempo di percorrenza dipende molto dal traffico e dall’orario di partenza: esistono infatti strade alternative più brevi oppure più scorrevoli. Strade a parer mio bellissime, i paesaggi caratteristici e le strade sono pura goduria per motociclisti!
Una volta raggiunta la città è consigliato lasciare l’auto/moto fuori dalle mura solo per una questione di costi di parcheggio; noi abbiamo parcheggiato in piazza del Socorro, pieno centro in pratica, e abbiamo speso circa 22 € per tutto il giorno.
Qui un breve video sulle strade.
Ronda.
Ronda è il luogo in cui ha avuto origine la corrida, questa città è definita una perla dei villaggi bianchi dell’Andalusia.
Fondata dai Celti nel VI secolo a.C. sotto il nome di Arunda, successivamente la città venne conquistata dai Fenici che
cambiarono di nuovo il suo nome, e infine arrivarono i Greci che la chiamarono Runda.
La costruzione del Castillo del Laurel consentì alla città di svilupparsi, favorendo l’insediamento del generale romano Scipione e le sue truppe, successivamente Giulio Cesare la nominò municipium e gli abitanti divennero ufficialmente cittadini romani.
Storicamente la città ha subito molte invasioni e conquiste, ma il periodo più influente fu quello arabo.
Nel 713 la città fu conquistata dai musulmani e prese il nome di Izn-Rand Onda, che significa “Città del castello”.
Quando fu sciolto il califfato di Córdoba, Ronda divenne indipendente e capitale del regno di Taifa, ed è risalente a questo periodo il patrimonio architettonico della città. Successivamente, dopo la riconquista spagnola fu rimodellata in base alle esigenze ed in questo periodo furono costruite la Plaza de Toros e il Ponte Nuovo, attuale simbolo della città di Ronda.
La nostra visita parte da
Plaza del Socorro
Questa piazza, che è una delle più importanti di Ronda, si trova nella zona nuova ed è il centro della vita per residenti e turisti. È proprio qui che abbiamo bevuto uno dei caffè più cattivi mai bevuti e pagato a prezzo da turista🤦🏼♀️
Plaza del Socorro è una laterale di Calle Espinel nel barrio del Mercadillo, la parte più moderna di Ronda, dove si trova anche la Cattedrale Nuestra Señora del Socorro. La chiesa fu costruita sopra una cappella musulmana dove vivevano volontari dedicati alla carità tra cui risaltò il Maestre de Calatrava. Alla fine del XVI secolo si aggiunse l’ospedale per poveri e pellegrini.
Durante il XVIII l’eremo fu demolito e venne costruita una chiesa inaugurata nel 1709, che diventò parrocchia nel 1836, e nel 1956 ne venne costruita una nuova neobarocca.
Qui è dove fu issata per la prima volta la bandiera andalusa, per l’Assemblea di Ronda del 1918, il padre del nazionalismo andaluso, Blas Infante, srotolò la bandiera e i simboli dell’Andalusia dal balcone del primo piano del “Círculo de Artistas “. L’edificio, proprio dietro la fontana, presenta la scritta rossa “CA” sopra le finestre.
Plaza Duquesa de Parcent
Con ben due chiese e un convento, Plaza Duquesa de Parcent, precedentemente chiamata Plaza Mayor, è considerata una delle piazze più belle della città.
Qui vi si trovavano gli edifici più importanti nell’epoca araba: la Moschea Mayor, l’Alcázar, il Carcere e il Mercato.
Alcuni di questi sono:
. Il Municipio. Costruito nel 1734 e poi restaurato con lo stato attuale nel 1973, precedentemente Caserma delle Milizie Provinciali. Pare sia stato innalzato sopra degli antichi negozi con gallerie del XVI secolo di origine islamica mentre la Caserma rimase in stato di abbandono dopo la guerra d’Indipendenza.
. Il Tribunale.
. La Chiesa di María Auxiliadora. Costruita dove si trovavano le rovine del Castello del Laurel.
. Collegiata di Santa Maria La Mayor. Dopo la conquista da parte dei Re Cattolici nel 1485, la Moschea Mayor, che si trovava in questo stesso luogo, venne consacrata e trasformata in tempio cristiano. Divenne collegiata durante il regno degli Asburgo, e nel XIX secolo, divenne Parrocchia Personale. Costruita in due volte, una in stile gotico con una pianta pari all’antica Moschea, e una seconda necessaria dopo il terremoto del 1580. Durante questa ricostruzione vi furono delle modifiche che inclusero gli stili rinascimentale e barocco. Le gallerie sovrapposte che si possono vedere nella facciata principale vennero costruite su richiesta della Duchessa de Parcent per poter osservare i festeggiamenti che avvenivano in piazza.
. La Chiesa Convento di Santa Isabel de los Ángeles. Sono presenti dei giardini progettati dall’architetto Jean Claude Forestier ideatore del Parque de Maria Luisa di Siviglia. All’interno di questi giardini si trova il busto della Duchessa de Parcent mentre la sua costruzione è datata al XVI secolo e poi restaurata.
La nostra visita prosegue con la
Casa del Gigante
Si tratta di una dimora privata costruita tra l’inizio del XIII e l’inizio del XIV secolo, appartenente all’architettura nazarí.
Il nome deriva da due rilievi in pietra che un tempo decoravano gli angoli dell’edificio: oggi ne rimane soltanto uno, visibile all’interno. Forse in origine erano più imponenti, perché il busto superstite conserva ben poco della maestosità di un “gigante”.
Gli ambienti si sviluppano intorno a un cortile centrale, cuore della casa e fulcro della vita domestica.
Il costo della visita è contenuto (2,50 €) e il percorso è piuttosto rapido, anche perché gli ambienti sono privi di arredi. Nonostante le modifiche subite nel corso dei secoli, la casa conserva ancora la struttura originaria e numerosi elementi decorativi che ne raccontano la storia.
Per lungo tempo la Casa del Gigante è rimasta chiusa, subendo un grave deterioramento. Si è reso quindi necessario un intervento urgente di recupero per salvaguardare questo bene prezioso, dichiarato di interesse culturale nel 1931.
Importanti studi archeologici hanno permesso di ricostruirne l’aspetto originale: sono emerse parti nascoste, ambienti sconosciuti ed elementi decorativi rimasti celati sotto aggiunte successive.
Il restauro ha riportato alla luce splendide epigrafi arabe intrecciate a motivi geometrici e vegetali. Lo studio delle iscrizioni coraniche ha contribuito ad approfondire la conoscenza della casa, che si stima sia stata costruita tra il 1300 e il 1350 per una persona illustre. L’abitazione era riccamente decorata: soffitti a cassettoni, due portici, un cortile con giardino e piscina e forse un piccolo bagno testimoniano il prestigio dei proprietari.
All’interno vivevano anche servi e serve, a cui era destinata l’ala est dell’edificio. Si occupavano della maggior parte delle attività domestiche — impastare, cucinare, lavare, filare e tessere — mentre gli uomini erano impegnati nei lavori esterni, come il commercio o la cura dei campi.
La figura della donna rivestiva un ruolo centrale: era responsabile del mantenimento, dell’onore e della cura della dimora, incarnando pienamente l’ideale della madre e custode della famiglia. Si occupava anche dell’istruzione dei figli, insegnando loro a leggere e scrivere.
Essendo una famiglia facoltosa, disponevano di una cucina propria. Consumavano tre pasti al giorno, seduti attorno a un tavolo basso, con cuscini e guanciali disposti su un tappeto. Uno dei pasti era condiviso e si mangiava dallo stesso piatto, il tipico ataifor andaluso.
L’acqua non era soltanto essenziale per cucinare e per l’igiene, ma aveva anche una funzione decorativa, attraverso fontane e giochi d’acqua.
Nella Casa del Gigante veniva raccolta in una grande cisterna sotterranea, accessibile tramite un pozzo, di cui oggi si conserva la testa.
La decorazione era parte integrante dell’arredamento delle case andaluse, anche delle più modeste. Murales, intonaci, piastrelle e motivi ornamentali contribuivano a rendere gli ambienti accoglienti. Naturalmente, la quantità e la qualità delle decorazioni dipendevano dalle disponibilità economiche dei proprietari: chi non poteva permettersi un artigiano ricorreva a soluzioni più semplici, come pitture o intonaci decorativi. Gli ambienti destinati ad accogliere gli ospiti erano quelli più riccamente ornati, a testimonianza del prestigio della famiglia.
Nel complesso la sua storia è affascinante e ricca di significato; tuttavia, oggi gli interni risultano piuttosto spogli e la visita, seppur interessante dal punto di vista storico, offre poco dal punto di vista visivo.
Convento de Santa Isabel de los Ángeles (Clarisas)
Nel nostro girare per Ronda la mia curiosità mi ha portata a ficcare il naso in un ingresso vicino ad una chiesa!
Entrando ho scoperto di essere entrata nel mondo delle Clarisse, ordine religioso femminile di clausura fondato nel 1212 da Santa Chiara d’Assisi e San Francesco che vivono in comunità autonome.
Il Convento de Santa Isabel de los Ángeles si trova in Plaza de la Duquesa de Parcent, è possibile visitare la cappella e acquistare i dolci prodotti da queste suore che vendono al pubblico, tra cui tipici dolcetti di Ronda come madeleine e ciambelle.
Lascio un brevissimo video per dare un’idea del contesto!
Calle Espinel
Possiamo definirla la via dello shopping, questa via spaziosa e centrale prende il suo nome dal sacerdote Vincent Espinel, nato a Ronda nel 1550. Qui è tutto un susseguirsi di negozi e locali dove poter trascorrere un po’ di tempo.
Comunemente conosciuta come “Calle de la Bola” perché qui grandi e piccini giocavano a un gioco con la palla.
Questa palla di ferro da 3 kg veniva lanciata per strada e vinceva il giocatore che riusciva a lanciare la palla a una determinata distanza con il minor numero di colpi. Un’altra storia narra che il nome “Calle La Bola” derivi da una grande palla di neve che alcuni bambini hanno fatto rotolare giù per la strada dopo una significativa nevicata.
Plaza de Toros e Museo Taurino
Arriviamo a uno dei punti di interesse maggiore della città, Plaza de Toros.
La visita alle corride mi suscita sempre emozioni contrastanti: sono assolutamente contraria a qualsiasi forma di dolore inflitta agli animali per scopo ludico dell’essere umano, ma è altrettanto vero che queste arene sono ricche di storia.
Visitare un’arena significa entrare in contatto con molti aspetti storico-culturali di un Paese e, dal punto di vista architettonico, sono davvero stupende. Purtroppo, però, ci si trova inevitabilmente davanti all’altra faccia della medaglia: qui, ancora oggi, il toro viene ucciso.
Ronda è considerata la culla della corrida moderna in Spagna. Plaza de Toros, inaugurata nel 1785, è una delle più antiche e pittoresche del Paese.
Qui si svolge la famosa Corrida Goyesca, un evento annuale in cui i toreri, vestiti con abiti d’epoca del XVIII secolo in stile Francisco Goya, attirano appassionati da tutto il mondo.
L’arena è aperta al pubblico tutto l’anno al prezzo, al momento, di 9 €, più 2 € per l’audioguida, che consiglio perché essenziale per comprendere appieno tutto ciò che vi circonda.
La visita include il Museo della corrida, la Collezione Reale di pettorine e la Collezione di armi da fuoco antiche.
Per un torero esibirsi alla Plaza de Toros di Ronda o di Siviglia rappresenta un traguardo importante nella carriera. Inoltre, la Real Maestranza de Caballería è nata proprio qui. È possibile acquistare anche i biglietti per assistere a spettacoli di corrida a cavallo, ma non posso dare approfondimenti in merito perché non era nei nostri interessi.
Oltre a essere considerata una delle arene più belle di Spagna, è anche tra le più antiche e prestigiose: con i suoi 66 metri di diametro e 136 colonne toscane può ospitare fino a 6.000 persone.
Durante la visita viene raccontata la nascita della corrida: inizialmente era un mercato di tori, poi, nel tempo, si trasformò in un’arte nobiliare, in cui i ricchi dimostravano il proprio valore affrontando e uccidendo i tori liberati.
Il tempo della visita come sempre è soggettivo, quello stimato da loro è di un’ora ma se seguite tutto il percorso con attenzione sono sicura che non ti basterà! Durante la visita è possibile vedere:
– Tutta l’area dell’arena, compresi recinti e maneggi. C’è uno spazio dedicato anche alla storia del cavallo di razza spagnola, allo sviluppo e all’evoluzione del dressage classico.
– La sala dedicata alla tauromachia, dove vengono descritti la sua storia, la tauromachia moderna, gli abiti e il ruolo delle donne in questo mondo. Onestamente non immaginavo che così tante donne avessero avuto carriere così importanti in questo contesto, generalmente tramandato in famiglia.
– La Selleria Reale della Casa d’Orléans.
– La Sala della Real Maestranza de Caballería de Ronda.
La Scuola Reale di Arte Equestre vanta una lunga e illustre storia nell’insegnamento professionale del dressage e ha una forte presenza nell’arena sportiva. Rappresenta l’origine dell’istituzione come Scuola Reale di Cavalleria e offre formazione tecnica e agonistica con certificazione ufficiale.
Durante la visita alle stalle, percorrendo gli stessi corridoi che i tori attraversano andando incontro al loro destino, non si può ignorare la tristezza che pervade tutti. Qui cala il silenzio, mentre vengono riprodotti i muggiti dei tori.
Qui il video su Plaza de Toros.
All’esterno è presente anche una scultura che rappresenta un toro di razza Lidia in posizione da combattimento.
Alameda del Tajo e il Mirador di Ronda
Il nostro vagare per la città di Ronda ci porta al Paseo de Blas Infante, viale alberato centrale e panoramico che si trova proprio vicino alla Plaza de Toros e al Puente Nuevo.
Questa camminata porta all’Alameda del Tajo.
In questo parco dell’Ottocento non solo è possibile trovare un momento di pace lontano dal caos della città e un pò di fresco al riparo degli alberi, ma qui si svolgono diverse attività come i mercatini.
È rilassante passeggiare nel silenzio, con un lontano sottofondo dato dal traffico e dalle persone che riempiono le strade di Ronda o chi sulle panchine leggono o semplicemente si godono quel momento.
Una piacevole oasi che passo dopo passo ti porta al Mirador di Ronda con i suoi edifici a strapiombo sulla gola El Tajo.
Questo panorama è visibile da più punti lungo tutta la parete, poi c’è un luogo creato appositamente per i turisti!
Qui è possibile scattare delle belle foto se riuscite a farvi spazio nella folla; questo luogo si chiama Balcón del Coño.
Eh sì non ho sbagliato a scrivere, tradotto significa esattamente: Balcone della Fic* o del Caz* in base alla traduzione!
Nome acquisito per via delle espressioni di stupore di tutte le persone che si affacciano su questo balcone!
Qui la visuale dal Mirador!
Puente Nuevo
Costruito nel ‘700 con lo scopo di unire le due parti di Ronda, il Ponte Nuovo di Ronda sovrasta il burrone “el Tajo” e per chi ha il coraggio di guardare giù si può ammirare il fiume Guadalevin, un piccolo fiume dalla grande forza vista la gola che ha scavato nel tempo!
Quello che vediamo e attraversiamo oggi in realtà non è la prima versione del ponte, nel 1735 fu costruito il primo ponte, ma sei anni dopo crollò e morirono più di 50 persone. Pare che l’opera non fu completata correttamente e con il tempo collassò. Nel 1751 si decise di ricostruire il ponte, questa volta con calcoli più accurati, e inaugurato nel 1793.
A Ronda, come già detto, sono presenti altri ponti tra cui il Ponte Viejo, uno dei ponti più antichi della città.
Si tratta di uno dei posti da visitare, addentrandosi nei giardini di Cuenca dove è possibile godere anche di una meravigliosa e unica vista sul Ponte Nuevo.
Per quanto riguarda la storia ad oggi non ci sono documentazioni certe, per molti fu costruito dai romani, per altri dagli arabi.
È accessibile gratuitamente, tutti i giorni a qualsiasi ora. Ovviamente mi riferisco alla parte superiore, quella che permette di unire la parte della medina con la zona moderna della città di Ronda, per visitare la parte sottostante, quella che porta alla finestra del secondo livello per intenderci, bisogna pagare un biglietto dal costo non eccessivo (3€) ma la coda era veramente troppa!
Questa camera centrale era utilizzata come prigione anche durante la Guerra Civile Spagnola, oggi è uno spazio espositivo inerente alla costruzione.
È possibile ammirare questa meraviglia da ogni angolo, come ci si muove per la città si ha modo di avere uno scorcio su questo ponte!
Si trovano svariati sentieri per ammirarlo, ci sono dei trekking anche impegnativi per gli appassionati così come c’è chi si avvicina in auto fin dove consentito.
Poi ci sono i percorsi più turistici come quello fatto da noi che non eravamo attrezzati per fare qualcosa di più e non ne avevamo nemmeno il tempo per fare diversamente!
Quello che abbiamo percorso è una camminata che da Plaza María Auxiliadora scende al Mirador Puente Nuevo de Ronda, il prezzo del biglietto per accedere a questo punto è di 5 €, noi abbiamo proseguito lungo questo camminamento che altro non era che uno dei vari punti di accesso alla città.
Si scende fino ad arrivare alla Puerta del Viento e da qui ci sono dei punti panoramici verso il Ponte Nuovo non indifferenti.
ATTENZIONE: il percorso richiede delle scarpe adatte, non tanto per il fondo che è fatto con delle pietre che fanno da mattonelle ma per la pendenza e la possibilità di scivolare.
Il Puente Nuevo è sicuramente una delle maggiori attrazioni di questa città, decisamente non l’unico però!
Girare Ronda in un giorno è fattibile ma se avete la possibilità di sostare qui almeno una notte avrete modo di approfondire un vero e proprio scrigno!
Qui un breve video su questo luogo.
Casa y mina del Rey Moro
Passeggiando per la città, la si nota quasi più per l’insegna che segnala l’accesso al bar che per l’edificio in sé: ecco la Casa del Rey Moro.
Un complesso monumentale unico nel suo genere, di notevole interesse storico, fondamentale per la storia della Reconquista e per la difesa della città nel corso dei secoli. Il Re Moro era Abomelic, figlio del Sultano di Fez e membro della dinastia dei Merinidi (popolazione nomade del nord del Sahara), che si autoproclamò Re di Ronda, Algeciras e Gibilterra tra il 1331 e il 1339.
Il complesso comprende tre elementi:
– Il Giardino. Superata la biglietteria si accede direttamente al giardino, progettato da Jean Nicolas Forestier nel 1912, su commissione della Duchessa. Forestier progettò un giardino mediterraneo, combinando l’influenza del classico giardino ispano-musulmano con il disegno geometrico del giardino francese. Adattò la sua disposizione allo stretto terreno in pendenza su cui sorge, superato con la progettazione di tre terrazze. Sfruttò il potenziale del terreno installando punti panoramici con vista sul fiume Tajo e sulle montagne.
Forestier progettò anche il Parco di María Luisa a Siviglia per l’Esposizione Iberoamericana del 1929. Il Giardino fu dichiarato Monumento Nazionale nel 1943 ed è attualmente un Sito di Interesse Culturale (BIC).
– La Miniera d’Acqua di epoca nasride (dinastia sultanale, l’ultima musulmana a sopravvivere in Spagna), è uno degli esempi meglio conservati del Paese. La Miniera dell’Acqua è una complessa opera di ingegneria idraulica per uso militare, costruita sfruttando una fessura naturale nascosta nella parete del fiume Tajo. La visita offre una discesa unica fino al letto del fiume Guadalevín, profondo circa 60 metri, attraverso una galleria di circa 300 scalini che ci conduce a un paesaggio naturale bellissimo. All’interno della miniera c’era una ruota idraulica azionata da schiavi cristiani per portare l’acqua dal fiume alla città.
– La Casa in stile neo-mudéjar concepita dalla Duchessa di Parcent all’inizio del XX secolo, unendo abitazioni del XVI secolo è purtroppo chiusa al pubblico. La Duchessa di Parcent fu la grande restauratrice della Casa del Rey Moro e una notevole promotrice della vita culturale di Ronda all’inizio del XX secolo: lanciò il Centro Benefico Docente, un’istituzione che offriva apprendistati in mestieri artigianali ai giovani disoccupati di Ronda, facendo rivivere l’artigianato tradizionale del mobile e della tessitura.
Piccole curiosità: Madonna ha girato il video musicale della canzone “Take a Bow” (1994) nella Casa e nel 2010 vi ha fatto visita Michelle Obama.
Ancora oggi, molti dei segreti che questo luogo custodisce rimangono sconosciuti. Per chiarire molti dei misteri esistenti sulla sua storia, l’Università di Siviglia sta conducendo un progetto di ricerca sulle strutture della Miniera, con il supporto di un gruppo di archeologi e architetti. Attualmente è in corso il rilievo planimetrico della Miniera e, a lungo termine, sono previsti lo scavo della Ruota Idraulica, la bonifica della terrazza della Sala d’Armi (che ne consentirà l’accesso) e lo scavo della Sala dei Segreti.
Onestamente visto il costo per accedere a questo luogo, 10 € a persona, mi aspettavo un contesto tenuto meglio.
Il giardino è molto piccolo e poco curato, se si è fortunati si possono vedere girare dei pavoni che rendono il contesto più interessante, e la casa a cui non si può accedere sembra in stato di abbandono.
Discorso diverso per la discesa alla miniera, il contesto è trascurato ma allo stesso tempo stiamo parlando di una scala di pietra scavata direttamente nella roccia.
Per scendere le scale consiglio scarpe adeguate, eviterei infradito o simili perché gli scalini in pietra sono irregolari, data la loro natura, e a tratti scivolosi a causa di alcuni rivoli d’acqua che scorrono dalle pareti.
Immaginando tutto questo nell’epoca in cui è stato creato… è davvero geniale!
Durante la visita abbiamo notato dei lavori in corso su un percorso lungo le pareti della gola ai piedi della miniera come si può intravedere da alcune foto. Forse la costruzione di un nuovo percorso di visita che potrebbe essere molto interessante.
Qui un breve video.
I Bagni Arabi
Situati nella parte più antica della città, nel quartiere San Miguel, antico quartiere islamico della città e molto simili ai bagni romani ma con l’utilizzo del vapore anziché dell’acqua calda.
Risalenti al XIII secolo, con le loro stanze a volta, le intime nicchie e le colonne in mattoni. La purificazione del corpo ai bagni era un prerequisito per entrare nella moschea adiacente e per entrare in città per chi veniva da fuori.
Il loro sistema di funzionamento era particolarmente sofisticato per l’epoca, basandosi sull’ingegnoso uso dell’acqua e del riscaldamento attraverso un sistema ipocausto.
Alimentati dall’Arroyo de las Culebras è strutturato in tre zone principali, seguendo il modello romano: bagni freddi, tiepidi e caldi. Il suo sistema idraulico (ruota idraulica, tubature, caldaie, ecc.) è sopravvissuto quasi integralmente fino ai giorni nostri, diventando uno dei meglio conservati di Spagna.
Molto utile il video riprodotto al suo interno per capire il funzionamento di ogni ambiente.
Durante la visita nella parte esterna è frequente incontrare chi oggi vive questi bagni, ovvero i gatti di zona!
Che ovviamente essendo abituati alle persone sanno come guadagnarsi qualche coccola!
Il prezzo è di 4,50 € ma il martedì e il mercoledì dalle 9:30 alle 11:30 l’ingresso è gratuito.
Qui il video sui Bagni Arabi di Ronda.
Palazzo del Marchese di Salvatierra
Situato nel centro storico di Ronda, vicino al quartiere di Padre Jesús, praticamente a fianco alla Casa del Rey Moro.
Si tratta di un sontuoso edificio che vanta una splendida facciata barocca in pietra con portale architravato, colonne corinzie e un grande balcone in ferro battuto tipico di Ronda. La facciata è coronata da un frontone spezzato con figure nude, quelle maschili sembrano burlarsi mostrando la lingua, mentre quelle femminili nascondono il sesso pudicamente. Si tratta di sculture di chiara ispirazione inca.
Generalmente non aperto al pubblico.

Mura esterne di Ronda
Le mura esterne hanno reso la città di Ronda inespugnabile per molto tempo, grazie anche all’aiuto del canyon del Tajo e al fiume Guadalevín.
Le mura:
– Murallas de Levante (Mura di Levante). Una delle più importanti e meglio conservate.
– Murallas de la Cijara. Il loro scopo era proteggere la parte dei bagni arabi e dei sobborghi.
– Murallas de la Albacara. Aveva lo scopo di difendere le aree produttive e mettere al sicuro il bestiame in caso di attacco.
– La Alcazaba. Ovvero il castello, posto in una posizione di controllo era il fulcro della difesa.
Altrettanto importanti sono le sei porte di accesso alla città:
– Porta di Almocábar. Situata a sud era considerata la porta principale in epoca islamica perché proteggeva l’accesso principale all’Alcazaba e alla medina di Ronda. Almocábar deriva da “Al-maqabir” , che significa “cimitero”, proprio perché l’antica necropoli musulmana si trovava nelle vicinanze.
–Puerta de la Cijara. Era l’ingresso principale per chi arrivava da Granada. E insieme alla Puerta del Viento permetteva l’ingresso diretto alla medina.
– Puerta del Viento. Insieme al Mirador del Viento avevano lo scopo di proteggere la parte produttiva della città, come i mulini.
– Puerta de los Molinos. Detta anche Arco del Cristo perché un tempo in una delle nicchie c’era un’immagine di un Cristo.
Infine ma non per ultimo! Il Minareto di San Sebastián, l’unica vestigia della moschea nazarí del XIV secolo convertita in chiesa cattolica dopo la Reconquista, ha conservato il suo stile architettonico islamico originale, con ornamenti e motivi tipici dell’arte nazarí.
La città di Ronda è meravigliosa, sono molto contenta di aver avuto modo di visitarla.
Anche se solo per un giorno siamo riusciti a vedere con calma tutti i punti salienti della città. Ovvio che se si ha modo di potervi soggiornare ci sono molte altre cose che si possono fare ma con una sola giornata a disposizione vale comunque la pena visitarla.
Una volta rientrati a Málaga si era già fatta una certa ora, così una volta sistemati velocemente siamo usciti con l’obiettivo di raggiungere un luogo speciale diventato una tappa fissa per i giorni a seguire!
Sto parlando della
Antigua Casa de Guardia
Fondata da José de Guardia nel 1840 questa storica enoteca, arredata con botti di rovere, serve vini locali e tapas.
Nel cuore della città ad una certa ora qualcosa prende vita e sto parlando dell’Antigua Casa de Guardia di Málaga, al suo interno vi si riversano turisti e malagueños, tutti rigorosamente in piedi al bancone o appoggiati dove capita oppure fuori dal locale nelle vie laterali.
Il personale alza la voce per farsi sentire e suona una campanella quando si riceve una mancia, le persone alzano la voce per sovrastare quella degli altri e poter parlare tra di loro; tutti alzano la voce ma va bene così, non importa, perché tutti sono felici e si divertono!
Se sei al banco il conto si tiene alla vecchia maniera, gessetto bianco e vi si annota quello che hai preso, hai saldato? allora tiriamo una riga e il gioco è fatto, una passata di straccio e avanti il prossimo!
Un consiglio, non ti appoggiare al bancone! Potresti rimanere incollato 😂
Quello che prendi viene servito in piccoli bicchieri di vetro, proprio come ai tempi dei nostri nonni e di chi li ha preceduti, niente calici di lusso, niente cose basate sul design, niente di super instagrammabile, non c’è un menù, un QrCode da inquadrare, quello che c’è è scritto sulle botti con tanto di prezzo, chiedi quel che vuoi e ti viene servito direttamente dalla botte. Semplice e genuino!
Hai fame? Basta che ti giri e c’è un frigo pieno di piatti tra cui scegliere, si paga direttamente alla persona addetta e torni al tuo posto! Se cerchi il servizio al tavolo non è il posto per te!
Se hai dei dubbi…basta chiedere!
Il personale, in divisa pantalone nero e camicia bianca, è gentile e disponibile a dare spiegazioni, anche se non parli spagnolo. La loro conoscenza non è da sottovalutare, spesso mescolano diversi tipi su richiesta per creare degustazioni equilibrate e personalizzate.
Ma non ti offendere se non si perderanno in troppe chiacchiere… non c’è tempo per fermarsi; il fiume di persone vuole essere servito!
In tutto questo in una delle serate in cui siamo passati di qui abbiamo anche convinto una coppia di giapponesi a mangiarsi un piatto di peperoncini piccanti dopo che avevano visto noi, chissà se sono sopravvissuti!
Poteva mancare un video a riguardo?
Clicca qui!
Detto così può sembrare solo un gran caos in realtà è un bellissimo contesto che mantiene le sue origini, dove a nessuno importa come ti presenti vestito ma semplicemente la voglia di stare tra le persone e divertirsi.
Questa avventura per oggi finisce qui.
Ti ringrazio per aver letto questo articolo, mi piacerebbe leggere cosa ne pensi nei commenti!
A presto,
Deb!































































































Ho amato Ronda sin dal primo passo… una città straordinaria dalla storia intrigante, ricca di tesori preziosi da visitare con la calma che meritano. Ricordo di aver fatto una scarpinata sotto il sole per raggiungere il punto fotografico del ponte dal basso, un impresa epica sotto il sole a 40 gradi!!!
😂 solo chi è sceso lì con quel caldo può capire la fatica che richiede!
Ho un ricordo bellissimo di Ronda, come di tutta l’Andalusia del resto. Condivido la tua repulsione per il dolore inflitto agli animali, ma mi sono appassionata al Museo Taurino nello scoprire la storia e le simbologie che stanno dietro ad una manifestazione crudele come la corrida.
Vero, non posso darti torto. Ora in alcuni paesi questa cosa sta cambiando, speriamo che anche la Spagna si renda conto che bisogna cambiare queste cose. Si possono creare spettacoli senza la morte come fine ultimo…
Che bella città mi hai fatto scoprire! Forse non l’avevo mai neanche sentita nominare, o forse sì ma quello che è sicuro è che non immaginavo un posto così affascinante. Condivido quello che dici sull’arena: non riesco a comprendere nessun tipo di violenza verso gli animali però a Siviglia, in viaggio di lavoro tempo fa, siamo stati praticamente costretti a visitare anche la Plaza de Toro che, nonostante il suo scopo, è un luogo molto particolare.
Ronda è stata l’ultima tappa del mio viaggio in Andalusia del 2021 e l’ho trovata pazzesca!
Ho tralasciato tutta la parte dedicata alla corrida, in quanto non sono amante di questo “spettacolo”. Mi sono dedicata ai suoi luoghi storici e ai suoi famosi ponti: una bellezza senza fine!!
Concordo, la sua fama la precede sempre ma in realtà è ancora meglio!