Indice dei contenuti
- 1 Colazione da Casa Aranda: i migliori churros di Málaga
- 2 Teatro Romano di Málaga: il monumento più antico della città.
- 3 Visita all’Alcazaba di Málaga.
- 4 Castello di Gibralfaro: il panorama più bello sulla città.
- 5 Plaza de Toros di Málaga e il museo della tauromachia.
- 6 Mercado de Atarazanas: dove mangiare a Málaga.
- 7 La Cattedrale di Málaga, la famosa “Manquita”.
- 8 Soho: il quartiere dell’arte urbana.
Il nostro quarto giorno in Andalusia è dedicato alla scoperta di Málaga, una città sorprendente dove storia, cultura e gastronomia si intrecciano in ogni angolo.
Tra antiche fortezze arabe, resti romani, mercati storici e quartieri ricchi di arte urbana, Málaga offre davvero moltissimo da vedere.
Colazione da Casa Aranda: i migliori churros di Málaga
Una volta trovato parcheggio ci dirigiamo in un café storico per una colazione golosa, sto parlando di Casa Aranda!
Aperta nel 1932 nel centro della città, è famosa per la sua cioccolata e per i suoi churros.
Ci siamo recati presso la prima sede che si trova in Calle Herrería del Rey n. 3 e qui abbiamo scoperto che nel tempo hanno praticamente preso possesso dell’intera via!
Nonostante fossimo fuori stagione era tutto pieno e un continuo via vai di persone, abbiamo aspettato pochi minuti che si liberasse un tavolo prima di prendere posto tra molte persone del luogo. Siamo rimasti piacevolmente stupiti dalla bontà della cioccolata, densa al punto giusto e ottima di sapore, per non parlare dei churros, ne avrei mangiati a volontà!
I prezzi, nonostante il contesto, sono molto abbordabili, 2,25€ per una cioccolata mentre i churros costano 0,75 € a pezzo, noi ne abbiamo presi due a testa visto che oltre a non essere piccini si tratta pur sempre di un prodotto fritto!
Teatro Romano di Málaga: il monumento più antico della città.
Durante un soggiorno a Málaga si passa spesso davanti a questo luogo data la sua posizione centrale, questo rende possibile ammirare il teatro in diversi orari, ma non è mai affascinante come la sera e di notte dove sembra quasi magico.
È possibile ammirare il Teatro Romano dall’alto, da Calle Alcazabilla, ai piedi della collina della Alcazaba, per poi immergersi al suo interno e poter camminare in un contesto che ha oltre 2mila anni.
L’ingresso è gratuito e vi si accede attraverso il Centro de Interpretación de Teatro Romano, costruito nel 2010 con lo scopo di introdurre il visitatore alla storia del teatro e al contesto archeologico. Al suo interno sono presenti documenti originali ritrovati durante gli scavi e mostre interattive dedicate al restauro, è aperto dalle 10 alle 18 dal martedì al sabato e dalle 10 alle 16 la domenica.
È stato scoperto nel 1951 da alcuni muratori, dopo essere rimasto sotterrato per 17 secoli. Costruito sotto l’impero di Augusto e in uso fino al III secolo, ad oggi è la struttura più antica della città.
Gli arabi utilizzarono alcuni elementi come capitelli e fusti delle colonne per la costruzione della Alcazaba.
Il teatro misura 31 metri di raggio, 16 metri di altezza e un’orchestra di 15 metri.
La cavea è a tre ordini di gradinate, con porte di accesso ai settori chiamate: “vomitorium“.
Era utilizzato per spettacoli e come strumento di propaganda. L’accesso era gratuito e aperto a tutti, ma i posti a sedere venivano assegnati in base alla classe sociale: i cittadini più benestanti occupavano i settori inferiori, più vicini all’arena, mentre i poveri e gli schiavi sedevano nelle gradinate più alte.
Nel 1972 è stato dichiarato Bene di Interesse Culturale.
È diviso in tre parti:
– La Cavea. La zona semicircolare riservata agli spettatori, si estende su tre gradinate ed è a sua volta divisa in tre corridoi (Ima Cavea, Media Cavea e Summa Cavea).
– L’Orchestra. Si trova tra la Cavea e il Proscenio, in precedenza qui si trovavano gli spettatori più importanti.
– Il Proscenio. Il palcoscenico, leggermente rialzato rispetto all’Orchestra per offrire una visuale migliore agli spettatori.
Ancora oggi il teatro romano di Málaga può accogliere fino a 200 spettatori durante le rappresentazioni teatrali.
Davanti al teatro è presente una piramide di cristallo con lo scopo di mostrare ciò che c’è al di sotto.
Nello specifico questa era una zona di lavoro dove veniva prodotto il Garum, ovvero una salsa di pesce venduta nelle città dell’impero. Considerata afrodisiaca, è una salsa fatta con le interiora di pesce e pesce salato ed era usata come condimento. Oggi potrebbe riferirsi a ciò che chiamiamo “colatura”.
Quello che viene subito da pensare è all’odore che c’era in quel luogo!
Un breve video a questo link.
Questo è stato anche il nostro punto di incontro per la visita alla Alcazaba.
Visita all’Alcazaba di Málaga.
Abbiamo prenotato la visita alla Alcazaba (cittadella) con GetYourGuide e una guida italiana, non potevamo fare scelta migliore!
Questo luogo è ricco di storia, al suo interno ci sono molte informazioni e aneddoti da scoprire ecco perché consiglio una guida per non perdere nozioni importanti che altrimenti non avresti modo di conoscere.
La visita inizia con una panoramica dal Teatro Romano per poi risalire quello che era il palazzo fortificato per il governatore di Granada; questa posizione era un punto strategico per la difesa della città.
Nel corso di nove secoli, nel territorio di Al-Andalus fu costruito un gran numero di alcazabe per proteggere la popolazione, e questa è considerata una delle più belle di Spagna.
La parola Alcazaba deriva dall’arabo Al-qasbah e si riferisce a una fortificazione all’interno di una città murata, il fatto che non abbia una medina all’interno la differenzia da un castello.
Si divide in una zona residenziale e un palazzo dove viveva il governatore e quando vi era un nuovo reggente non andava a vivere nelle stanze del precedente governante ma ne venivano create di nuove o ridimensionate.
È anche vero che l’Alcazaba di Málaga ha una superficie di 15.000 metri quadrati che sicuramente in passato erano molti di più, ma parte delle mura e del territorio della Haza Baja sono andati perduti nel tempo.
Fu costruita dai musulmani che conquistarono la penisola iberica durante il Medioevo, tuttavia, il suo processo di costruzione è stato influenzato dalle evoluzioni storiche e topografiche, attraversando vari cambiamenti che ci permettono di dire che l’Alcazaba è un monumento con una vita propria. Nonostante questo la struttura originaria è rimasta la stessa.
È conosciuta come la “Piccola Alhambra” e vanta uno stile artistico e architettonico simile, poiché entrambe furono costruite durante il periodo nazarí.
Il suo punto di forza erano le porte che sono davvero molte per motivi di sicurezza, la strada al suo interno era stretta, in salita e con tante curve per ostacolare il nemico.
Questo perché indossavano pesanti armature di metallo e percorrere la struttura li affaticava molto più in fretta, inoltre avevano sempre un lato scoperto perché con una mano impugnavano l’arma e con l’altro lo scudo, quindi avevano studiato le posizioni di difesa e di attacco. Percorrere questo contesto con una persona che ti racconta questi dettagli mentre puoi immaginare il vissuto rende l’esperienza unica!
Inoltre dall’alto delle mura veniva gettato olio bollente e zucchero per diventare appiccicoso e provocare ustioni, immagina questo con addosso delle armature di metallo sotto il sole cocente di Málaga che d’estate già di suo supera i 40°C.
Molti elementi del teatro vennero usati per costruire la fortezza così da velocizzare i lavori di costruzione.
Dopo essere stata abbandonata come fortezza nel XVIII secolo, la sua storia sembrò interrompersi. Tra l’Ottocento e la metà del Novecento, all’interno delle sue mura sorse un quartiere popolare fatto di case modeste e vicoli affollati. Quando queste abitazioni vennero demolite negli anni Cinquanta, emerse un tesoro rimasto nascosto per secoli. Tornarono alla luce splendidi dettagli architettonici che richiamano la Moschea di Cordova, rigogliosi giardini e angoli verdi che sembrano vere e proprie oasi di pace. Tra i suoi spazi si snoda un affascinante labirinto di camminamenti accarezzati da canalette d’acqua che creano delicati giochi e riflessi: un sistema ingegnoso che serviva sia per le abluzioni rituali prima della preghiera sia per scopi difensivi. Ovunque lo sguardo si posi, incontra eleganti archi a ferro di cavallo, cortili moreschi e decorazioni finemente lavorate, testimonianza della straordinaria raffinatezza artistica e tecnica raggiunta dai suoi costruttori.
Al suo interno erano presenti molte piante come alberi di arancia molto amare, difficili da mangiare ma con un grande profumo per gli ambienti.
Erano presenti molti silos e cisterne per consentire alle truppe e alla popolazione di sopravvivere in caso di attacco, allo stesso tempo in uno di questi silos vennero imprigionati 700 soldati.
L’Alcazaba e il Castello di Gibralfaro erano collegati internamente ma oggi questi collegamenti non sono aperti al pubblico.
Percorrendo passo passo la via interna si attraversa la Puerta de la Bóveda, antico ingresso progettato per ritardare l’arrivo dei nemici: da qui si accede alla parte più esterna dell’Alcazaba. Il secondo varco è la Puerta de la Columnas, dove è stato usato del marmo di epoca romana, massiccio nella costruzione della fortezza. Da qui tramite la Torre di Cristo si arriva ai quartieri inferiori dell’Alcazaba e dal momento che qui fu celebrata la prima messa cristiana, dopo la conquista dei Re Cattolici, per molto tempo la torre è stata utilizzata come cappella; il nome di questa torre deriva anche dalla presenza di un Cristo in una nicchia.
La Plaza de Armas, un giardino con fontane e un bastione sul lato sud, è un buon posto dove riposare dopo la salita.
Seguendo i sentieri acciottolati cinti da bellissimi giardini, si passa attraverso la Puerta de los Cuartos di Granada, e si arriva così nella parte alta dell’Alcazaba.
Da qui si aprono tre stupendi cortili: il primo è il Patio de los Surtidores, dove una fila di archi conduce alla Torre de la Mudéjar, che conserva ancora un soffitto in legno intagliato del XVI secolo. I due cortili successivi sono il Patio de los Naranjos e il Patio de la Alberca: il primo presenta vasche circolari e ruscelli che trasportano acqua verso l’estremità, il secondo ospita una piscina in miniatura con siepi e canaletti che ricordano da vicino gli scenari dell’Alhambra.
Negli ambienti dove un tempo alloggiava la servitù è oggi ospitato un Museo Archeologico, nel quale sono custoditi reperti di età greca, romana e islamica: tra le altre cose, si trovano manufatti ceramici ritrovati durante gli scavi archeologici e statue provenienti da diversi siti del territorio.
Per uscire è possibile fare il percorso a ritroso oppure utilizzare l’ascensore.
Noi abbiamo preferito fare il percorso al contrario per soffermarci sui dettagli e goderci il contesto con calma perché durante la visita guidata c’è una tempistica da mantenere.
È un luogo che merita di essere visitato, la bellezza dei dettagli e la storia che si racchiude al suo interno sono sorprendenti.
La nostra guida Imma è stata molto brava attraverso le sue conoscenze, che trasmette con passione, coinvolge tutto il gruppo anche attivamente! Ci è stato mostrato mettendoci in formazione come in alcuni punti veniva, in modo ingegnoso, protetto il governatore senza farsi vedere e molti altri dettagli importanti. Un altro dettaglio, secondo me, suggestivo e che è stato possibile grazie a Imma, è stato vedere dall’alto della Alcazaba fin dove arrivava il mare in tempi antichi, ed è davvero sorprendente quanto era vicino alla fortezza!
Riporto un video a questo link.
Castello di Gibralfaro: il panorama più bello sulla città.
Il Castello di Gibralfaro o Alcázar di Gibralfaro è una fortificazione araba della città spagnola di Málaga.
Prende il nome dall’omonimo monte in cui si trova che a sua volta prende il nome dal fenicio: Jbel-Faro: monte del faro. Fu una delle fortezze più inespugnabili della penisola iberica.
Edificato nel XIV secolo a protezione dell’Alcazaba, alla quale è unito dalle sue mura di cinta esterne.
Nella parte superiore si trova la torre Mayor, alta 17 metri, un pozzo fenicio e i bagni. La corte d’armi accoglie gli alloggi delle guarnigioni e la torre Blanca, che contiene una cisterna e altri ambienti.
Dispone anche di un Centro di Interpretazione che permette di conoscerne la storia.
Il Castello è stato costruito in sostituzione del faro per proteggere la fortezza Alcazaba e cercare di avvistare in anticipo i nemici.
Il castello di Gibralfaro fu messo sotto assedio dai Re Cattolici durante la Reconquista, precisamente durante tutta un’estate fino alla vittoria da parte del Re Fernando il Cattolico che la scelse come residenza, anche se la regina Isabella si trasferì in un’altra città.
Degli ambienti interni originali non resta quasi nulla, ma il percorso che segue l’intero perimetro murario sulla cima dei bastioni vi regala le migliori viste su Málaga.
È possibile fare un unico biglietto con l’Alcazaba ma sinceramente 7€ per percorrere il camminamento lungo le mura del castello ci sono sembrati eccessivi.
Abbiamo comunque percorso la salita in Calle Juan Temboury che è la via esterna per raggiungere il castello, perché permette di godersi degli scorci sulla città di Málaga che sono veramente stupendi!
Plaza de Toros di Málaga e il museo della tauromachia.
Dichiarata Bene di Interesse Culturale nel 1981, Plaza de Toros di Málaga ha un’insolita struttura poligonale a 18 lati, progettata con mattoni e ferro, che la rese il primo edificio della città a utilizzare questo materiale.
La costruzione iniziò nel 1874 e terminò nel 1876; oggi può ospitare più di nove mila spettatori, Málaga nel corso del tempo ha avuto svariati recinti rimovibili ( Plaza de la Pescadería, Plaza del Carmen, Plaza de Toros Vieja o Plaza de Álvarez en el Molinillo) che insieme allo sviluppo di nuovi luoghi per la corrida, hanno reso Málaga un importante centro per la tauromachia, dove le corride non erano solo intrattenimento, ma una componente fondamentale della vita sociale e culturale della città.
Uno dei personaggi di spicco che amava questo luogo fin da bambino era Pablo Picasso al punto da rendere la corrida parte integrante della sua arte.
Durante la visita si toccano diversi argomenti ma anche aree:
– L’arena. Con la sua storia, descrizione della struttura e un viaggio nel tempo conoscendo i matador che si sono esibiti qui.
– I corridoi. Sono chiamati così quei punti di passaggio percorsi dai tori. Per chi come me non approva le torture che subiscono gli animali in questi contesti, percorrere i corridoio con gli odori e i suoni riprodotti, portano un mix di tristezza ed ansia.
–Tendidos. È come viene definita l’area in cui le persone prendono posto per guardare la corrida. I prezzi dei posti variano in base al livello, se un posto è al sole (barrera) sono i posti più vicini all’arena, all’ombra o semi ombra. In base al posto a sedere, al tipo di spettacolo e alla fama del torero che esibisce i prezzi possono variare dai 20€ a persona ai 4.000€ per le zone VIP.
– Palco presidenziale. È il punto in cui il Presidente della corrida e i consiglieri dirigono lo spettacolo.
– Infermeria. Percorrendo i corridoi interni è possibile (senza entrare per motivi asettici) vedere come è strutturata un’infermeria di un’arena; praticamente una sala operatoria attrezzata per le necessità del caso.
– Le porte. Importanti per l’arena e il ruedo. le porte in un’arena hanno dei significati emblematici, il ruedo invece è la parola con cui viene definita l’area sabbiosa in cui il torero e il toro si scontrano. Con l’audioguida vengono descritte una per una.
– La cappella. Un controsenso per chi come me non approva questo tipo di tauromachia ma sì, nelle arene c’è sempre una cappella dove il torero va a pregare prima di ogni incontro.
– Museo immersivo. Qui viene approfondita la corrida attraverso storia, arte, tradizioni, musica, abbigliamento e molto altro.
Aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18 il biglietto di ingresso è stato di 14€ a persona con guida, essenziale per visitare l’arena perché digitando il numero di riferimento di ogni elemento esposto si può ascoltare storia e descrizione.
Ne è valsa la pena vederla perché ogni arena è a sé, personalmente mi è piaciuta più quella di Ronda.
Qui è anche possibile ammirare un esemplare di toro imbalsamato che ha avuto la fortuna di ricevere l’indulto. Quando un toro dimostra un particolare coraggio e bravura, viene salvato da un terribile destino, curato delle ferite subite e riportato a vivere il resto della sua vita nei campi, dove si riprodurrà e potrà continuare una vita tranquilla.
Trovarsi davanti ad un esemplare simile e poterlo accarezzare è davvero affascinante!
Merita di essere visto il video a questo link!
Mercado de Atarazanas: dove mangiare a Málaga.
Ormai è ora di mangiare quindi cogliamo l’occasione per raggiungere il Mercado de Atarazanas in centro a Málaga; si tratta di uno dei posti storici della città.
Questo edificio fu costruito nel XIX secolo sopra a una vecchia struttura di origine araba, lo scopo dell’edificio era quello di ospitare un cantiere navale. Atarazanas era il posto dove venivano costruite le navi, con le bonifiche avvenute nel tempo le attività navali si spostarono in altre zone della città e l’edificio fu abbandonato per diversi periodi. La struttura fu utilizzata come ospedale, come caserma militare e infine come mercato centrale e dal 1979 è diventato Patrimonio storico e culturale della Spagna.
Inizialmente era realizzata completamente in marmo ma in seguito a saccheggi e riutilizzo dei materiali per altri scopi, della struttura originaria non rimane nulla. L’unica testimonianza storica è la porta in marmo all’ingresso del mercato stesso; il resto è stato ricostruito.
Resta il fatto che è comunque una bellissima struttura in cui poter assaggiare tantissime prelibatezze, soprattutto di pesce fresco.
È qui che ho avuto modo di assaggiare le Conchas finas! Una peculiarità di Málaga: si tratta di vongole in media di 10cm, consumate principalmente crude con limone.
Da qui ci siamo spostati di banco dove ho avuto modo di far assaggiare a Marco uno dei piatti che mi sono rimasti nel cuore dalla Galizia, ovvero il Pulpo á Feira! Polpo tenerissimo, tagliato a rondelle e servito leggermente caldo con patate e paprika.
Dato che gli assaggi non erano sufficienti come pasto e il mercato era ormai in orario di chiusura, siamo andati al 100 Montaditos che per riempire qualche buchetto nello stomaco, secondo me, è il posto ideale!
Tra gli altri luoghi c’era la casa di Picasso, nonché luogo in cui è nato e diventata patrimonio storico dal 1983.
Ahimè era chiusa per ristrutturazione quindi ci siamo dovuti accontentare di una foto con Picasso in Plaza de la Merced.
La Cattedrale di Málaga, la famosa “Manquita”.
“La Manquita” è uno dei più importanti monumenti rinascimentali dell’Andalusia, insignita del titolo di basilica minore nel 1855.
Situata in pieno centro storico risulta ancora incompiuta per quanto riguarda la torre campanaria meridionale, motivo per cui è affettuosamente soprannominata dagli abitanti La Manquita: “la monchetta”.
L’edificio sorge su un’antica moschea, chiamata Mezquita Aljama, della quale rimane solamente il patio degli aranci.
Grazie ad altri documenti del tempo scopriamo che la moschea doveva avere 113 colonne in marmo e pietre preziose e ben 5 navate a destra e a sinistra della navata principale.
Cominciata nel 1528 e inaugurata nel 1588 senza che fosse terminata. L’ambizioso progetto proseguì fino al sisma del 1680 che causò gravi danni, la costruzione fu ripresa nel 1719 e interrotta nuovamente nel 1783, lasciando da quel momento il progetto incompiuto. Nel 1862 la regina Isabella II arriva in visita e chiede che la cattedrale venga finita ma al termine del viaggio non furono commissionati lavori di completamento della Cattedrale di Málaga da parte dei reali di Spagna.
La facciata esterna si compone dello stile corinzio e composito, delle due torri campanarie che fiancheggiano quella completata misura 84 metri di altezza.
L’interno con pianta a croce latina è diviso in tre navate fiancheggiate da cappelle e misura 97 metri di lunghezza per 62 di larghezza e 35 di altezza.
Impressionante il gigantesco coro, costruito dal 1595 al 1632 in mezzo alla navata con stalli in legni pregiati di mogano, cedro e
granadillo, portati appositamente dall’America e ornati da 40 statue di santi realizzate nel 1658.
Non si discute su quanto questa struttura sia imponente e riccamente decorata al suo interno, affascinante da un punto di vista architettonico e artistico. Per quanto riguarda il prezzo, l’ingresso semplice è di 10€ a persona.
Tra i locali che abbiamo scoperto durante questa serata c’è Casa Lola di Calle Granada. È un locale molto gettonato dai turisti ma anche molto interessante. Casa Lola ha ben 6 locali a Málaga e tre a Marbella. Una volta arrivati lì un gentile cameriere all’ingresso ha chiesto il nostro nome per poi chiederci di attendere che un tavolo si liberasse. Siamo stati fortunati, abbiamo aspettato circa 15minuti ma ti assicuro che abbiamo visto code che superavano tranquillamente anche i 40 minuti di attesa. Ciò che ha giocato a nostro favore è sicuramente l’orario, quindi se vuoi provare uno dei loro locali consiglio la prenotazione o di arrivare presto!
Una volta preso posto abbiamo avuto modo di assaggiare diverse tapas e, visto che i tavoli sono ravvicinati tra loro, se siete ben disposti è un attimo attaccare bottone con chiunque! Noi ci siamo scambiati consigli su cosa ordinare guardando i rispettivi tavoli con una coppia di tedesche😂
Nonostante il numero di persone in attesa il personale non ha mai fatto pressione sul dover velocizzare la nostra consumazione per far posto a chi era in attesa e i prezzi sono in linea con il contesto.
Passeggiando verso il quartiere di Soho non ho potuto fare a meno di un gelato! Così ci siamo fermati da Lucciano’s Málaga dove per quasi 5€ puoi gustarti una bella coppetta due gusti! Al di là dei costi il gelato era davvero buono, potremmo definirla una boutique del gelato!
Soho: il quartiere dell’arte urbana.
La nostra passeggiata con gelato arriva a Soho, un quartiere simbolo dell’arte urbana e della cultura underground della città
di Málaga nato grazie a un progetto dei cittadini per il recupero della zona.
Tra queste vie si passeggia alla ricerca dei graffiti più belli che ricoprono alcuni edifici.
Si possono ammirare lavori di artisti di fama internazionale come Obey o D*face, ma non solo, è possibile scoprire attività locali dalla spiccata personalità, diversi centri di diffusione dell’arte e della cultura come gallerie private, atelier di artisti, il Teatro La Alameda o il Centro de Arte Contemporáneo, oltre a ristoranti che propongono piatti di cucina locale, biologica e raffinata.
Per chi ha la possibilità il primo sabato di ogni mese in questo quartiere c’è il mercato “Made in Soho” con spazi dedicati all’artigianato, al design, alle arti plastiche e audiovisuali, alle antichità e ai prodotti vintage.
Se stai pensando di visitare questa città, il mio consiglio è proprio questo: prenditi il tempo di perderti tra le sue strade, fermarti per una tapa in più e lasciarti sorprendere dall’atmosfera.
E tu sei mai stato a Málaga?
C’è qualche luogo che ti è rimasto particolarmente nel cuore o che consiglieresti di visitare?
Raccontamelo nei commenti, mi farà davvero piacere leggere la tua esperienza!
A presto,
Deb







































































































































Ho fatto una tappa velocissima a Malaga solo per vedere la Cattedrale ma leggendo il tuo itinerario mi è proprio venuta voglia di tornare e approfondire la conoscenza di questa città così vivace. Soho mi attira tantissimo!
Ti dirò…mi ha piacevolmente stupita!
Mi spiace non aver dato abbastanza considerazione al quartiere di Soho perché credo nasconda delle sfaccettature davvero interessanti..
Non conosco Malaga ma mi sorprende sempre di vedere così tanti resti romani sparpagliati per tutto il continente. Una città molto bella!
In questi casi mi piacerebbe viaggiare nel tempo e vedere quante cose immense sono state fatte e perdute!
A volte qualcosa viene ritrovato…altre invece chissà che fine hanno fatto.
Non sono mai stata a Malaga, non ancora. Penso che i Churros siano un must di un viaggio in Spagna. Hanno un sapore e una forma che porta dentro l’allegria di questo paese
😄 ah se c’è da mangiare non mi tiro mai indietro!
E confermo che portano felicità: fritto e zuccherato come può non farlo!?
Sono solo atterrata a malaga per poi fare un giro in Andalusia ma non l’ho visitata per mancanza di tempo. Mi attira molto e il tuo articolo lo conferma, motivo per tornare in questa bellissima zona
Merita di essere visitata!
Sono stata a Malaga parecchi anni fa, di passaggio durante un lavoro su una nave da crociera. Era una tappa che avevamo saltato nel nostro viaggio on the road in Andalusia, per cui mi aveva fatto piacere poterla visitare, per quanto un po’ di sfuggita, in una seconda occasione. Non ho particolari ricordi, se non ovviamente i monumenti più classici come la cattedrale, l’Alcazaba o il teatro, ma sicuramente avevo mangiato molto bene, cosa non certo strana da quelle parti! 😉
Ecco a me manca l’esperienza in crociera invece!
Non ho ancora capito se fa per me o no!
Sono stata a Malaga 10 anni fa, ma son sincera: ricordo veramente pochissimo, anche perché le dedicammo a malapena una notte e una mezza giornata, a causa del programma serratissimo che ci eravamo imposti. Per cui ho letto volentieri questo post, che mi ha riacceso qualche ricordo.
Malaga mi piace moltissimo e l’ho ritrovata poco cambiata dalla mia visita di 20 anni fa! Ha delle vibes molto positive, si gira molto bene a piedi ed è piena di locali e negozietti carini. L’Alcazaba deve essere assolutamente visitata,a me è piaciuta anche piu dell’Alhambra di Granada. Noi abbiamo fatto tapas al Picasso Bar, non so se è un posto forse troppo turistico ma abbiamo mangiato benissimo
Concordo con il tuo pensiero, mi ritrovo in tutto!
Il Picasso Bar non ho avuto modo di provarlo ma in realtà ho notato che anche i luoghi considerati più turistici hanno il loro perché!
Siamo sempre stati trattati bene e stavamo attenti a scegliere i piatti più locali..
La ricordo con estremo piacere, forse perché era una meta non presente nel mio itinerario originale alla scoperta dell’Andalusia, o forse perché è semplicemente stupenda!
Ci tornerei subito, e mi ci fermerei almeno altri tre giorni: c’è così tanto da assaporare!
Hai detto bene: c’è tanto! Ed è difficile scegliere!