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Chichén Itzá
Partiamo alla scoperta di questo bellissimo paese alzandoci alle 6:30 del mattino e dopo una ricca colazione siamo pronti per partire per Chichén Itzá.
Alle 7:40 ci vengono a prendere puntualissimi, con un pullman da turismo, due guide della Ekinox Tours, Carlos e Ramon, da qui ci vorranno circa due ore di strada con un’ora di fuso prima di arrivare a destinazione. Durante il tragitto ci hanno anticipato il programma della giornata. Inoltre abbiamo scoperto molte curiosità sullo Yucatán e sul Messico in generale. Come al mio solito non ho potuto fare a meno di prepararmi prima di partire, nonostante questo Carlos è una fonte inesauribile di informazioni preziose che nessuno al di fuori di un local può darti.
Una volta arrivati al parcheggio abbiamo lasciato sul pullman le bibite che avevamo con noi perché non è possibile introdurre all’interno di Chichén Itzá nessun tipo di cibo e bevande.
A noi sono stati forniti degli ombrelli che ti consiglio di portare se viaggi per conto tuo, o comunque portare qualcosa con cui ripararti oltre a cappellino e crema solare perché perché è davvero difficile restare al sole nelle ore centrali.
Una volta arrivati all’ingresso e fatta la tappa bagno prima di entrare al parco, recuperiamo i biglietti e ci avviamo ai tornelli dove viene richiesto di aprire zaini e borse per un controllo.
ATTENZIONE AMANTI DI FOTO E VIDEO!!! Sono liberamente ammessi all’interno del parco solo i cellulari, tutto ciò che è considerato professionale, action cam comprese, devono pagare un supplemento di 60pesos. Sono invece vietati droni e stabilizzatori.
Da qui inizia un breve sentiero fiancheggiato da bancarelle con svariati souvenir a prezzi non conveniente.
E poi ad un certo punto eccola… La Piramide di Kukulkan!
Maestosa si innalza davanti a noi una delle sette meraviglie del mondo moderno dal ‘98 ed è uno dei più importanti siti della cultura Maya.
Ciò non significa che non ci siano altre meravigliosi luoghi come questi, come ad esempio il sito archeologico di Cobà dove fino a prima del Covid era possibile salire, oggi vietato per salvaguardare il luogo.
È stato davvero emozionante trovarsi davanti a tanti anni di storia, stupendo conoscere certi aspetti di questa cultura e sorprendente vedere cosa siano riusciti a creare!
Etimologicamente Chi-ch’en Itzá significa “la città sull’orlo del pozzo degli Itzáes” e si estende su una superficie di 3 km² che faceva parte di una grande città. Nel sito sono presenti diversi edifici che per essere ammirati a dovere richiederebbero molto più tempo, un peccato non potervi accedere ma comprensibili le motivazioni.
È affascinante ascoltare le storie inerenti a questo luogo, come scoprire che un tempo questi edifici erano meravigliosamente colorati, che erano completamente sotterrati dalla giungla e scoperti per caso, e che nonostante gli scavi che hanno permesso di portare alla luce tutto questo, oggi ci si è resi conto che sotto c’è ancora molto altro, e chissà se scopriremo mai tutto!
Le strutture presenti erano dedicate a delle specifiche classi sociali, il popolo poteva accedere solo agli spazi aperti dove si suppone si svolgessero anche attività come il mercato.
El Castillo o Piramide di Kukulkan. In realtà è un enorme calendario maya in pietra, si compone di 9 livelli divisi a metà da una scalinata che formano 18 terrazze; una per ogni mese con 20 giorni. I 91 gradini con la sommità arrivano a 365, mentre la facciata è ricoperta da 52 pannelli come la ruota del calendario maya. Era un luogo a cui vi accedevano i componenti delle alte classi, il popolo invece poteva osservare dal basso, come in occasione dell’equinozio di autunno quando il serpente piumato, ovvero il dio Kukulkàn, per un effetto di luci, scende gli scalini della piramide. Un’altra cosa interessante da scoprire è come veniva riprodotto il suono del Quetzal (un uccello sacro venerato nell’America centrale), te lo mostro in questo video!
El Caracol o osservatorio astronomico. El caracol significa chiocciola, nome dato dai conquistatori per via della scala a chiocciola al suo interno. L’unico complesso tondo a Chichén Itzá, su una base quadrata che appunto fungeva da osservatorio. Le porte sono allineate con la posizione del sole all’equinozio di primavera, con i punti delle massime declinazioni nord e sud della luna e altri eventi astronomici sacri a Kukulkàn. I solstizi erano determinati grazie alle ombre proiettate dal sole all’interno della struttura. Ai margini sono poste delle ampie coppe di pietra che venivano riempite d’acqua, si suppone per osservare le stelle che vi si riflettevano così da aiutare gli astronomi Maya a determinare il loro complesso e preciso calendario.
Campo della pelota. Lungo 170 m, qui due squadre di uomini si sfidavano in questo gioco dove colpendo una palla di caucciù, con le anche, dovevano far canestro in alcuni cerchi posti in cima alle pareti, oltre a non essere affatto semplice ho avuto modo di prendere in mano una palla di queste ed è pure pesante!
Cosa otteneva la squadra vincente? Semplice: il capitano veniva donato in sacrificio agli dei! Oggi questo può sembrare terribile ma per loro era un grande onore e lo era anche per la famiglia di chi veniva sacrificato perché in cambio di questo gesto acquisiva prestigio e ricchezza. Al gioco della pelota potevano assistere solo altolocati e sacerdoti.
Complesso de Las Monjas. Prende questo nome dagli spagnoli che lo scambiarono per la sede di un ordine monastico, in realtà era il palazzo del governatore. Vicino si erge un piccolo tempio chiamato La Iglesia e decorato con elaborate maschere del dio della pioggia Chaac. L’edificio delle monache sorgeva su una base che ora non è più visibile, la sezione principale dell’edificio è alta 10 metri, con una scala centrale sul lato nord che portava al tempio superiore. Il tempio ha una facciata riccamente decorata e a causa del gran numero di stanze che dividono i templi superiori, gli esploratori durante il periodo coloniale credevano che l’edificio sarebbe servito da chiostro per la formazione delle sacerdotesse.
La chiesa. Edificio quadrato dedicato al dio della pioggia Chac Mool e chiamato Iglesia dagli spagnoli. Uno stemma sul tetto e un unico ambiente a volta. La facciata mostra un abbondante e simmetrico ornamento di mosaico di pietra nella parte superiore e inferiore, una modanatura di forme di greche a gradini. Il fregio con una maschera di Chaac nel mezzo mentre ai lati nicchie contenenti le figure di quattro bacabes o “sostenitori del cielo”, raffigurati come un armadillo, una lumaca di mare, una tartaruga e un granchio. Negli angoli su entrambi i lati di questi ci sono le maschere di Chaac.
Akab Dzib. Significa “La casa delle iscrizioni misteriose” ed era la casa dell’amministratore di Chichén Itzá, composta da un edificio centrale e due stanze a cui furono successivamente annessi altri due edifici, ciascuno con otto stanze. I tre gruppi sono coperti con la volta Maya o falso arco.
Chichen Viejo, “Vecchio Chichen”. Soprannome di un gruppo di strutture poste a sud del sito centrale e include: il gruppo della Serie Iniziale, il Tempio Fallico, la Piattaforma della Grande Tartaruga, il Tempio delle Civette e il Tempio delle Scimmie.
Ossario. Ha una forma simile al tempio di Kukulkan. Una piramide con nove blocchi a gradini e una scala su ciascun lato con balaustre scolpite con serpenti ad incastro che conducono a un tempio il cui ingresso mostra due colonne di serpenti. Anche questa costruzione è creata per scandire il tempo con la stagione delle piogge, molto probabilmente per gestire l’agricoltura.
Tzompantli o Plataforma de los Craneos. È una grande piattaforma ricoperta di teschi in bassorilievo da cui prende il nome la struttura. Si dice sia la testimonianza della pratica del sacrificio umano compiuto per fini religiosi e militari dai governanti di Chichén Itzá. Secondo la nostra guida però i Maya non erano noti per i sacrifici umani, quindi molto probabilmente è una pratica che è stata portata da altre popolazioni che hanno invaso la zona, come gli Aztechi. Ci vengono descritte le immagini riportate su queste mura dove delle aquile si nutrono dei cuori di questi soggetti, forse prigionieri, e mostrano il ciclo della vita. Il Tzompantli si può trovare in diversi siti archeologici Maya ma questo sembra essere uno dei più antichi. Un’altra particolarità è la presenza dei crani allungati, una pratica di cui si è già spesso sentito parlare anche in altre culture.
Plataforma de las Águilas y los jaguares. Una piccola ma affascinante piattaforma coperta da rilievi di giaguari ed aquile che stringono cuori umani. Si crede rappresentino i guerrieri che catturano le vittime per nutrire il dio del sole. I “Cavalieri dell’Aquila” erano arcieri che attaccavano il nemico prima che tutti gli altri soldati combattevano corpo a corpo. Le aquile aggressive scolpite sulle pareti sono il simbolo di questo gruppo di arcieri d’élite che si sono distinti sul campo di battaglia, riconoscibili perché indossavano abiti di piume dell’uccello da cui prendono il nome. Mentre i “Cavalieri Giaguaro” erano i membri più feroci dell’esercito, combattevano corpo a corpo, con mazze di legno punteggiate da coltelli di ossidiana. Si coprivano con armature fatte di pelli ed elmi di teste di giaguaro.
La piattaforma di Venere. Piattaforma quadrata con scale su tutti i lati dove sono rappresentati in bassorilievo il pianeta Venere a forma di “nodo” vicino a un mezzo fiore con aspi sui petali come simbolo di energia. Dalla cima di questo tempio si poteva seguire il moto del pianeta Venere, raffigurato con artigli di giaguaro che emergono dalle fauci di un serpente piumato. In origine di colore ocra, blu, rosso, verde e nero, si vedeva in offerta un teschio di un uomo decapitato che lascia intendere fosse luogo per riti, cerimonie o balli.
Plaza de Mil Columnas e il Tempio dei guerrieri. Qui ci si trova circondati da tantissime colonne. Una delle strutture più imponenti e importanti di Chichén Itzá, alta 40 piedi e larga 133, il tempio centrale mostra rilievi di guerrieri, aquile e giaguari che divorano cuori umani, nonché la rappresentazioni del dio Tlalchitonatiuh. È costituito da quattro piattaforme, sui lati sud e ovest ci sono 200 colonne rotonde e quadrate scolpite in bassorilievo con guerrieri toltechi. Un tempo, sopra le porte, vi erano colonne di serpenti con architravi di legno a forma di S. Simboli astronomici ed elementi decorativi sulla testa di ogni serpente, sulla sommità di ciascuna testa di serpente c’è una bacinella poco profonda che forse veniva usata come lampada ad olio, immagina l’atmosfera!
Con il gruppo delle mille colonne, sul lato ovest, si possono vedere i resti di quattro camere, due delle quali sono state riempite in modo da sostenere il secondo piano.
Le colonne furono costruite tra il 900 d.C. e il 1200 d.C. e mostrano i resti del rivestimento in stucco dipinto in diversi colori. Inoltre, il colonnato sosteneva un fregio di maschere di Chaac e scudi rotondi, la funzione di quest’area si crede sia spesso cambiata nel tempo.
Il mercato. Una piattaforma lunga circa 80 metri e larga circa 15 metri, con uno scalone centrale e balaustre, una fila di pilastri tondi alternati a pilastri quadrati che sostenevano il tetto ad arco, una porta centrale che porta a un patio interno lungo circa 17 metri per lato racchiuso da colonne. Per tutta la lunghezza delle pareti c’è una lunga panchina, con lo schienale inclinato contro le pareti. Il fatto che fosse un luogo adibito al commercio è solo una supposizione per via delle rappresentazioni sulle pareti meno aggressive rispetto ad altre strutture che fanno pensare ad un utilizzo diverso.
Il Chinchanchob. Si trova su una piattaforma rettangolare con angoli arrotondati, una scala senza balaustre dà accesso al tempio. Lo stemma anteriore è decorato con motivi a greche alternate e maschere di Chaac sopra gli ingressi.
La casa dei cervi. Un edificio di cui rimane ben poco ma molto simile al Chinchanchob. Il suo nome deriva da un dipinto di un cervo che si trovava all’interno, oggi non più visibile forse a causa di un corso d’acqua che vi passava e che ha lavato via tutto.
Le strutture all’interno di Chichén Itzá non finiscono qui! Tornassi indietro raggiungerei questo luogo per conto nostro, affidarci ad una delle guide locali per le strutture principali e spiegazioni approfondite, per poi esplorare in libertà tutto il resto. Così invece siamo stati legati al programma già impostato e molte cose non abbiamo avuto modo di vederle, onestamente mi è dispiaciuto davvero molto.
Durante la visita le guide spesso coinvolgono i partecipanti come nel nostro caso con Carlos. Davanti alla piramide di Kukulkan abbiamo provato a riprodurre, come un tempo, il suono dell’uccello sacro Quetzal battendo le mani. Questo è uno dei tanti effetti che venivano creati in questo luogo frutto delle conoscenze acustiche dagli antichi Maya. Te lo mostro in questo video !
Un altro luogo interessante sono le
Grotte di Balankanche. Siamo a circa 4 km da Chichén Itzá, un posto sacro per i Maya. Nelle grotte si trova una grande quantità di antiche ceramiche e statuette, che possono essere viste nella stessa posizione in cui sono state trovate.
Qui vicino il famoso Cenote Sagrado, “Bocca del pozzo degli Itza”. Un cenote aperto del diametro di circa 50 metri da nord a sud e di circa 61 metri da est ad ovest. Qui i Maya preispanici facevano offerte e riti al dio dell’acqua gettando nel pozzo molti oggetti preziosi. Successivamente vennero introdotti i sacrifici umani, le vittime erano guerrieri, bambini e fanciulle gettate in fondo al cenote. Su un lato della sponda sud del pozzo furono costruite delle piattaforme su due livelli, che forse servivano a coloro che assistevano alle cerimonie.
Accanto a questo si possono vedere le rovine di un edificio che è stato adattato a un bagno di vapore o temazcal, dove si suppone venissero purificate le vittime.
Intorno al ‘900, il docente di Harvard Edward Thompson, acquistò l’hacienda in cui si trovava Chichén Itzá. Incuriosito dalle storie che giravano sui sacrifici delle vergini decise di approfondire. Fu così che vennero rinvenuti gioielli d’oro e di giada provenienti da tutto il Messico e dalla Colombia, manufatti di ogni genere e ossa umane che a seguito si è scoperto provenissero da diverse persone di età, sesso e con o senza problemi fisici e di salute.
Ripartiamo da Chichén Itzá per raggiungere il primo cenote in cui faremo il bagno!
Cenote Ik Kil
Si trova a circa 10 minuti da Chichén Itzá ed è una vera e propria attrazione turistica ma ne vale la pena vederlo.
Una volta lasciati i nostri oggetti personali negli appositi armadietti, ci si cambia negli spogliatoio e da qui si va dal personale addetto per i giubbottini (obbligatori per tutti, anche per chi sa nuotare). Noi siamo scesi con le nostre scarpine da scoglio, con cui abbiamo anche nuotato, altrimenti consiglio di scendere direttamente a piedi nudi, so che potrebbe dare fastidio ma: è molto scivoloso e con le infradito potreste peggiorare la cosa, inoltre le ciabattine vanno lasciate incustodite prima di entrare nella zona del cenote, il personale non risponde degli oggetti incustoditi e purtroppo capita di non ritrovarle. Sono solo delle infradito ma non è comunque piacevole.
Siamo rimasti qui circa un’ora che può sembrare poco ma con il senno di poi credo sia un tempo adeguato per nuotare nel cenote e fare due tuffi.
Ik Kil può fare un po’ impressione a chi come me soffre di talassofobia (su cui sto lavorando e devo dire va discretamente meglio!). Questo perché il cenote ha una profondità che in base alle fonti va dai 40 ai 90 metri (son un pò incerti!), proprio per questo non si vede il fondo ed è veramente molto scuro quasi nero alla vista. Per questa sua particolarità e per il fatto che ci sono diverse specie di pesci al suo interno si svolgono anche delle immersioni.
Per quanto riguarda i pesci nessuna paura perché in superficie ci sono solo dei simpatici piccoli pesciolini che non fanno male a nessuno mentre scendendo in profondità erano segnalati animali come anguille e simili ma nulla di pericoloso.
Si dice che anche qui gli archeologi hanno rinvenuto gioielli e ossa e non nascono che mi ha messo più ansia questo dei vari pesci 😂
Un’altra cosa da sapere è che qui l’acqua è veramente fredda, io da questo punto di vista non ho grandi problemi, Marco invece che la soffre dopo un po’ ha sentito il bisogno di uscire. Se non sei un amante dell’acqua fredda ma vuoi comunque viverti l’esperienza dei cenote ti consiglio di partire con una maglia termica per il nuoto.
Ti lascio anche un link per poter vedere un breve video dedicato!
Da qui ci siamo spostati per il
Pranzo tradizionale da Tio Manolo a Kaua
Arriviamo a Kaua e subito si capisce che è un contesto prettamente turistico di quelli che tendenzialmente noi cerchiamo di evitare, con all’interno solo comitive come la nostra, ma ormai siamo in ballo e balliamo!
Prendiamo posto e ci viene servito una bevanda verde senza spiegarci cosa fosse, partiamo bene! Pensavamo tutti si trattasse di una salsa piccante tanto che nessuno osava assaggiarla.
Si scopre essere acqua di chaya, una bevanda tipica nello Yucatán. Il Chaya, conosciuto anche come albero dello spinacio, è una pianta sempre verde autoctona, ognuno la prepara personalizzando la ricetta e siamo stati fortunati perché la nostra era proprio buona.
Il pranzo a buffet con bevande escluse e il personale arrogante non mi fanno consigliare questa meta, nonostante questo abbiamo assaggiato il cochinita pibil, ovvero un maialino arrostito che ricorda un po’ il porceddu per la modalità di cottura. Il maialino preparato secondo un’antica marinatura contiene anche semi di annatto, che donano un inconfondibile colore, difatti era usato anche per truccarsi! Dopodiché viene avvolto nelle foglie di banano e messo a cuocere nel pib, un forno creato scavando una buca nel terreno, il cibo una volta ricoperto viene cotto a fuoco basso.
Poi c’era riso, pollo, tortillas fatte da loro, una zuppa di lime e diverse altre pietanze tra primi e secondi.
Ad un certo punto quattro ragazzi vestiti in modo tipico intrattengono i commensali con dei balli, per poi ritrovarli all’esterno mentre si dilettavano nel gioco della pelota!
A fine pasto ci siamo spostati all’esterno dove abbiamo avuto modo di vedere come avviene la preparazione del cochinita pibil e dove due donne erano intente a preparare la miriade di tortillas per tutti coloro che si fermavano a mangiare. Bisogna ammettere che questa parte è stata interessante.
Da qui ci siamo spostati in una zona dedicata all’artigianato dove nel laboratorio un ragazzo creava delle bellissime opere facendo sembrare il tutto quasi facile! Queste creazioni, dai gioielli alle maschere e non solo, erano tutti stupendi, ma i prezzi ti fanno tornare al pensiero iniziale nei confronti di questo luogo.
Un’altra parte interessante è stata quella con uno sciamano che, in lingua maya, ci ha mostrato in breve un rito di purificazione, prima su di noi e poi su eventuali oggetti acquistati.
Video preparazione cochinita pibil.
Video preparazione tortillas.
Video artigianato del luogo.
Video dello sciamano che parla in lingua tradizionale.
Da qui ci spostiamo verso Valladolid, circa 30 minuti di viaggio.
Valladolid
Non mi soffermerò molto su questa città perché purtroppo non abbiamo realmente avuto modo di visitarla e questo è il motivo che mi ha portato a dare un voto negativo a questa giornata organizzata.
Abbiamo impegnato mezz’ora della nostra giornata per arrivare a Valladolid per poi avere solo 30 minuti per girare per conto nostro.
Avrei preferito sfruttare questo tempo approfondire Chichén Itzá visto tutto quello che c’è da vedere.
Invece abbiamo vagato per la Plaza Mayor con il Parque Principal Francisco Canton Rosado dove si trovano diversi chioschi e si svolgono eventi; qui si trovano anche le famose sedie per gli innamorati. Sul parco si affaccia la Iglesia de San Servacio (San Gervasio) costruita nel 1545, distrutta e ricostruita con una struttura fatta per poterla difendere in caso di nuove rivolte. Una edificio molto semplice a cui non siamo abituati parlando di chiese.
Poi abbiamo mangiato qualche dolcei, tra churros con il caramello e una specie di crepes fatta come la parigina per i gelati con la Nutella e…una Coca Cola!
Dopo questa botta di zuccheri riprendiamo la via del ritorno durante il quale ho avuto modo di assaggiare dei grilli fritti e leggermente piccanti!
Devo ammettere che non erano affatto male, il grado di piccantezza è soggettivo, io lo tollero direi abbastanza bene, per il resto sapevano di pomodori secchi!
Marco no…preferisce non provare ad assaggiare certe cose.
Cosa avrei voluto vedere?
Valladolid è una città coloniale chiamata “Perla dello Yucatan” e rientra in quei considerati “Pueblos Magicos” (le città più belle de Messico). In passato chiamata Sultana dell’Est, la terza città più grande dello Yucatan, conosciuta per la sua tranquillità e i suoi colori. Abitata principalmente da popolazioni Maya è quindi diffusa la lingua yucateca.
Prima del 1545 si trovava un centro cerimoniale maya chiamato Zací, ma gli spagnoli distrussero tutto usando le pietre per ricostruire la città.
Deve il suo nome all’omonima città spagnola e le è stato dato questo nome perché nel periodo in cui arrivarono i colonizzatori in Spagna Valladolid era la capitale.
La Calzada de los Frailes. Il “vicolo dei frati” è una via principale ricca di attività, ciò che la rende particolare è l’essere stata la prima strada che nel ‘500 unì la città coloniale con il vicino villaggio di Sisal. Questa via è stato il primo passo che portò all’incontro tra la cultura spagnola e quella indigena.
Convento di San Bernardino da Siena. Un edificio coloniale del 1560 nel quartiere di Sisal che ricorda la Cattedrale. In alcune sere della settimana si proiettano sulle pareti del Convento immagini che ne raccontano la storia. Lungo questa via è presente anche una tipica casa Maya conservata e ristrutturata.
Casa de los Venados. Una casa privata aperta al pubblico dove sono raccolti più di 3000 pezzi di artigianato collezionati dal proprietario. L’ingresso è ad offerta e il ricavato viene devoluto in beneficenza. Si accede ogni ora dalle 10 alle 13 solo con una guida.
La Fabrica de Chocolate Maya Artesanal. Lo Yucatan è il centro del Regno Maya e una delle più importanti eredità di questo grande popolo è il cioccolato. Nel centro di Valladolid si può visitare la Fabbrica di Cioccolato Artigianale Maya, per conoscere la storia dell’alimento più amato al mondo ed assaggiarne un po’!
I Cenotes di Valladolid. Il Cenote Zaci, a pochi minuti dalla piazza principale, vicino al mercato. Dicono non dei più belli ma particolare il fatto che sia in centro città. A circa 6 km dal centro ci sono anche i Cenote Samula e il Dzitnup mentre il cenote Suytun si trova a 8 km e il cenote X’ux Ha a 15 km.
Ex Convento de Santo Domingo ora Iglesia de Uayma. Fuori città, a circa 13km, ma dicono ne valga la pena.
Posti consigliati dove mangiare:
Bazar Municipal food court. Si trova vicino alla piazza principale in un edificio coloniale con all’interno diversi posti dove mangiare. Teoricamente i locali al suo interno hanno tutti gli stessi menù e prezzi.
Mercado Municipal. Non attrazione turistica ma un classico mercato dove poter fare una pausa per mangiare e vedere una parentesi di vita locale. All’interno ci sono delle taquerie.
Los Zagales. Dove assaggiare il “Tigretoston” un panino di sanguinaccio e platano, confezionato quindi possibile anche da portar via! Poi c’è la “Obana en la casa blanca” a base di uovo al tartufo.
Jero. Tra le tapas consigliate c’è la “mision imposible”.
El Corcho. Famoso per le crocchette di Jamon!
Tra le curiosità di questa giornata troviamo il cimitero messicano. Abbiamo avuto modo di vederne uno dalla strada in direzione di Valladolid. Come si può vedere dalla foto sono decisamente molto più colorati dei nostri!
Come ormai quasi tutti sanno, un po’ grazie al boom di successo che ha avuto il “Día de los Muertos” come forma di attrazione, l’approccio nei confronti della morte e dei defunti è diversa dalla nostra, almeno al giorno d’oggi.

Spero che le info che mi ero segnata possano essere utili a qualcuno che avrà occasione di girare meglio questi luoghi.
Per questa tappa è tutto, grazie per aver letto questo articolo!
A presto,
Deb!
thewandererdeb@gmail.com




























Non ho mai pensato ancora seriamente di visitare il Messico anche se mi ha sempre affascinato sia per la sua storia sia per il suo mare e per assistere alle celebrazioni del dia de los muertos. Lo Yucatan potrebbe essere un bel compromesso!
Per il Día de los Muertos nello Yucatan è consigliato andare a Mérida, oppure optare per altre regioni del Messico!
A parte questo credo sia uno di quei luoghi dove devi avere una di quelle attrazioni viscerali! Tranne per gli americani…loro ci vanno perché è comodo!
Ammetto di averti letto con un po’ di invidia. Sogno anche io un giro da queste parti ma per un motivo o per l’altro non l’ho ancora combinato. Grazie per tutte le info preziose che hai fornito
Sono sicura ci riuscirai ..noi ci abbiamo messo 12 anni per riuscire a raggiungerlo ti auguro di metterci meno 😅
Il bagno nel cenote deve essere spettacolare! Io avrei scattato migliaia di foto a questa formazione carsica che mi affascina da morire! Chissà poi quanti uccelli ci saranno stati, insomma un sogno!
Ci sono cenote più intimi dove è molto più facile essere a stretto contatto con la fauna, in questo caso essendo molto più turistico anche i vari animali sono un pò restii ad avvicinarsi!
Il tuo articolo e le tue foto mi hanno fatto tornare alla mente tanti ricordi del mio viaggio in Yucatan… Uno dei miei viaggi più belli. Nonostante siano passati quasi 10 anni, ricordo ancora le emozioni di allora, in particolare quella di nuotare nel cenote.
Oh che meraviglia!!! Mi fa molto piacere aver rievocato dei bei ricordi.
Ammetto senza problemi di aver provato molta invidia leggendo l’articolo perché visitare Chichén Itzá è uno dei miei sogni fin da piccola. Mi piacerebbe tantissimo anche fare il bagno in un cenote, anche se mi fa una forte impressione l’acqua così profonda.
Ti auguro di realizzare presto questo tuo sogno! In realtà è l’unico cenote così profondo in cui abbiamo nuotato, la maggior parte degli altri il fondo era ben visibile.
Uno dei miei sogni è riuscire prima o poi a visitare tutte le Meraviglie del Mondo, anche se so che non sarà semplice. Mi piacerebbe fotografare Chichén Itzá e nel caso si potrebbe approfittare anche per vedere e documentare Los Dios de la Muerte, una cosa che sogno da una vita.
Riuscire ad andare in Messico in quel periodo dell’anno deve essere meraviglioso!
Avevo guardato e prenotando per tempo non è nemmeno così proibitivo, si sono fatti furbi ma onestamente pensavo molto peggio!